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GABRIEL BATISTUTA

     
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I TIFOSI

Il rapporto di Batistuta con i tifosi è unico ed indescrivibile. Per Firenze la Fiorentina è tutto, e chi riesce a farla vincere, a lottare per lei, a tenere alti i colori viola nel mondo, diventa un dio. Batistuta a questo ha aggiunto una grinta ed un coraggio ineguagliabili, è diventato il simbolo dell’eroe buono, del vero grande campione, ed è diventato l’unico calciatore vivente a cui i tifosi hanno dedicato una statua. La statua con la sua immagine trionfante, appoggiato alla bandierina del calcio d’angolo nel suo ormai mitico gesto di esultanza, svetta sotto la Curva Fiesole dello stadio Artemio Franchi di Firenze dal 1995. "A Gabriel Batistuta - si legge sul piedistallo - guerriero mai domo, duro nella lotta e leale nell’animo".

Bati racconta che, appena arrivato a Firenze, rimase colpito dall’adorazione che i tifosi avevano per Giancarlo Antognoni, per anni bandiera della Fiorentina, ed oggi direttore generale della società viola: il suo sogno fu quello di riuscire, un giorno, ad entrare nel cuore dei tifosi proprio come lui. E ci è riuscito, piano piano, gol dopo gol, con l’umiltà del grande campione, che ha saputo resistere alle offerte di squadre prestigiose, che si è sacrificato per la Fiorentina anche nell’umiliazione enorme della serie B, pur di riuscire, un giorno, a vincere in maglia viola un titolo davvero importante. Da quasi sette anni, la Fiorentina è Batistuta e Batistuta è la Fiorentina: non è immaginabile, per il tifoso viola, una squadra che la domenica scenda in campo senza Batistuta. Quando negli anni scorsi, a fine stagione, si è parlato di un suo desiderio di lasciare Firenze, e quindi di una sua possibile cessione, i tifosi si sono ancor più stretti intorno al loro campione: nel 1997, dopo insistenti voci di un suo passaggio all’Inter per 35 miliardi, la Fiorentina presentò ai tifosi il nuovo acquisto, Edmundo, grande cannoniere brasiliano. Il pubblico presente allo stadio, timoroso che quel giocatore potesse essere il rimpiazzo per Batistuta, continuò a gridare inesorabile "Bati- Bati- Bati- Batigol".

Con la vittoria della Coppa Italia nel 1996, Bati, già adorato dalla tifoseria, è diventato eroe e simbolo di una città intera, tornata finalmente a vincere qualcosa di importante: il 18 maggio alle 3.30 del mattino, dentro lo stadio Franchi, 40.000 volti, oltre che verso la coppa, erano rivolti verso di lui, trascinatore e campione. SupercoppaQuando qualche mese dopo a S.Siro conquistò, praticamente da solo, la Supercoppa di Lega, gridando a tutto il mondo il suo famoso "Te amo Irina" verso la telecamera, l’entusiasmo e la stima della città erano talmente alti da arrivare a proporre, per lui, addirittura la cittadinanza onoraria di Firenze.

Il suo volto, il suo nome, le sue pose dopo i gol, campeggiano su portachiavi, caschi, adesivi, magliette, accendini, sciarpe, e perfino tazze e bicchieri. Col suo nome è stato creato anche un profumo ed una linea per il corpo venduti in tutto il mondo.

omaggioIl giorno che Bati tagliò il traguardo dei 100 gol in serie A, mentre dagli spalti piovevano cento palloni da calcio, i tifosi esposero in curva Fiesole uno striscione che, da solo, riassume il pensiero di una città, di una tifoseria, e di tutti coloro che, nel mondo, amano il buon calcio: "Cien veles gracias, Bati" (Cento volte grazie, Bati). Perchè per essere grandi, non serve vincere il Pallone d’oro.

 

 


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